Se questo è
giornalismo. L’uso sinistro della carta stampata da parte de “il Giornale”
C’è modo e modo per fare con onestà la professione
del giornalista nel rispetto delle idee proprie ed altrui. E ognuno ha il suo.
Ma c’è anche un “giornalismo” che di professionale non ha nulla e che chiamiamo
tale solo per indicare l’atto dello scrivere su un quotidiano. E’ il caso della
Sig.ra Rita Smordoni de “il Giornale”, un caso evidente di utilizzo della
menzogna a puro scopo commerciale e politico.
I fatti. Preso atto che la candidatura di Andrea Alzetta
detto Tarzan fa notizia e che il Giornale ancora non l’ha coperta, la Sig.ra Smordoni si improvvisa investigatrice per
conto dei lettori del suo giornale e nell’edizione del 31 Marzo firma un
articolo - dal titolo ”L’urlo sinistro di Tarzan” - in cui svela gli innominabili
scheletri nell’armadio di Action e del Comune: un’appropriazione indebita di
alloggi popolari da parte di truculenti occupanti e compiacenti funzionari del
Comune, ai danni di ignare famiglie in attesa da anni di regolare assegnazione.
Roba, se non da premio Pulitzer, almeno da denuncia penale.
Infatti tant’è, perchè la Sig.ra Smordoni e il Giornale una bella denuncia
penale se la prenderanno di sicuro e gli costerà anche salato questo modo criminale
di fare “giornalismo”. Il perché è presto detto. Lo stabile di Via Masurio
Sabino è diventato patrimonio comunale nel 2003, anno in cui fu acquisito dal
Comune di Roma in un pacchetto di altre acquisizioni che permisero
l’assegnazione di più di 2000 alloggi popolari a famiglie della graduatoria
generale, comprese quelle che attualmente abitano nello stabile di Cinecittà. Il
fatto che la
Sig.ra
Smordoni si sia dimenticata di menzionare questo piccolo particolare è grave non
solo perché denuncia il dolo, ma soprattutto perché denuncia l’assenza di uno
dei requisiti fondamentali del giornalismo: l’informazione. In caso contrario la
Sig.ra Smordoni avrebbe saputo che l’assegnazione di case popolari è
regolata da una legge regionale che, tra l’altro, ne destina il 10% a
particolari categorie svantaggiate (tra cui chi vive da anni in alloggi malsani
e in coabitazione) sempre se in possesso dei requisiti previsti per legge. Così
come prevede che il 5% vada a lavoratori migranti ad esempio.
Quindi scrivere che gli abitanti di Via Masurio Sabino si sono
“visti assegnare casa in barba ad ogni graduatoria”, non solo è una menzogna
facilmente dimostrabile da decine di Delibere e atti comunali, ma un vero e
proprio atto d’accusa contro certo giornalismo d’accatto da cui la redazione de
“il Giornale” dovrebbe guardarsi, almeno finchè intende fregiarsi del titolo di
quotidiano d’informazione. Ma andiamo avanti.
Sarebbe anche stato utile per la Sig.ra Smordoni informarsi
e informarci su come è accaduto che il Comune abbia acquistato proprio lo
stabile di Via Masurio Sabino insieme ad altri. Avrebbe scoperto e i lettori
con lei, che lo stabile – vuoto da circa dieci anni – è stato segnalato al
Comune nel 2001 in seguito all’occupazione di un
centinaio di famiglie del D.a.c - diritto alla casa. Che in quel frangente si
scopriva che, mentre il Comune di Roma era alla ricerca di alloggi da acquisire
tramite regolare Bando di acquisto, la Cassa Ufficiali e Sottufficiali dell’Aeronautica
aveva intenzione di vendere il palazzo inutilizzato. Che proprio la vigilanza e
la pressione delle famiglie – sgomberate tra l’altro il giorno stesso
dell’occupazione – ha permesso che lo stabile fosse definitivamente acquisito
dal Comune nel giro di pochi anni e “provvisoriamente assegnato” a famiglie in
difficoltà alloggiativa presenti in graduatoria. Che, inoltre, questa
“assegnazione provvisoria” è stata funzionale anche al recupero pubblico di
altri stabili in cui le dette famiglie erano alloggiate; stabili in cui le
famiglie stesse hanno voluto che si realizzassero servizi che i cittadini
chiedevano da tempo: due asilo nido di cui uno di 64 posti, un centro anziani e
una scuola elementare per il quartiere.
Insomma un evidente esempio di nuova politica abitativa,
partecipata dai cittadini e dai movimenti per il bene della città. Esattamente
il contrario di quanto la
Sig.ra
Smordoni ha capito o ha la possibilità di capire. Una metodologia di intervento
sociale, quella del Dac, che Action ha ripreso e sviluppato nella città, che si
è dimostrata utile agli interessi dei senza casa e dei cittadini in difficoltà
alloggiativa, siano essi in graduatoria oppure no. Ma un fatto è certo e lo
testimoniano decine di sentenze di tribunale in cui siamo stati trascinati a
forza e poi assolti: Action, come il Dac, non ha mai occupato alloggi popolari
sottraendoli ai legittimi assegnatari, ma sempre – e sottolineo sempre –
stabili lasciati irresponsabilmente vuoti e abbandonati della grande proprietà
privata, la stessa che specula su prezzi e affitti ai danni di chi una casa non
ce l’ha. Gli stessi interessi – in realtà – che sovvenzionano “il Giornale” e
lo stipendio della Sig.ra Smordoni.
Lucio Sergio Catilina
|