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Commento del 01 Aprile 2008
Se questo è giornalismo. L’uso sinistro della carta stampata da parte de “il Giornale”
C’è modo e modo per fare con onestà la professione del giornalista nel rispetto delle idee proprie ed altrui. E ognuno ha il suo. Ma c’è anche un “giornalismo” che di professionale non ha nulla e che chiamiamo tale solo per indicare l’atto dello scrivere su un quotidiano. E’ il caso della Sig.ra Rita Smordoni de “il Giornale”, un caso evidente di utilizzo della menzogna a puro scopo commerciale e politico.

I fatti. Preso atto che la candidatura di Andrea Alzetta detto Tarzan fa notizia e che il Giornale ancora non l’ha coperta, la Sig.ra Smordoni si improvvisa investigatrice per conto dei lettori del suo giornale e nell’edizione del 31 Marzo firma un articolo - dal titolo ”L’urlo sinistro di Tarzan” - in cui svela gli innominabili scheletri nell’armadio di Action e del Comune: un’appropriazione indebita di alloggi popolari da parte di truculenti occupanti e compiacenti funzionari del Comune, ai danni di ignare famiglie in attesa da anni di regolare assegnazione. Roba, se non da premio Pulitzer, almeno da denuncia penale.

Infatti tant’è, perchè la Sig.ra Smordoni e il Giornale una bella denuncia penale se la prenderanno di sicuro e gli costerà anche salato questo modo criminale di fare “giornalismo”. Il perché è presto detto. Lo stabile di Via Masurio Sabino è diventato patrimonio comunale nel 2003, anno in cui fu acquisito dal Comune di Roma in un pacchetto di altre acquisizioni che permisero l’assegnazione di più di 2000 alloggi popolari a famiglie della graduatoria generale, comprese quelle che attualmente abitano nello stabile di Cinecittà. Il fatto che la Sig.ra Smordoni si sia dimenticata di menzionare questo piccolo particolare è grave non solo perché denuncia il dolo, ma soprattutto perché denuncia l’assenza di uno dei requisiti fondamentali del giornalismo: l’informazione. In caso contrario la Sig.ra Smordoni avrebbe saputo che l’assegnazione di case popolari è regolata da una legge regionale che, tra l’altro, ne destina il 10% a particolari categorie svantaggiate (tra cui chi vive da anni in alloggi malsani e in coabitazione) sempre se in possesso dei requisiti previsti per legge. Così come prevede che il 5% vada a lavoratori migranti ad esempio.  

Quindi scrivere che gli abitanti di Via Masurio Sabino si sono “visti assegnare casa in barba ad ogni graduatoria”, non solo è una menzogna facilmente dimostrabile da decine di Delibere e atti comunali, ma un vero e proprio atto d’accusa contro certo giornalismo d’accatto da cui la redazione de “il Giornale” dovrebbe guardarsi, almeno finchè intende fregiarsi del titolo di quotidiano d’informazione. Ma andiamo avanti.

Sarebbe anche stato utile per la Sig.ra Smordoni informarsi e informarci su come è accaduto che il Comune abbia acquistato proprio lo stabile di Via Masurio Sabino insieme ad altri. Avrebbe scoperto e i lettori con lei, che lo stabile – vuoto da circa dieci anni – è stato segnalato al Comune nel 2001 in seguito all’occupazione di un centinaio di famiglie del D.a.c - diritto alla casa. Che in quel frangente si scopriva che, mentre il Comune di Roma era alla ricerca di alloggi da acquisire tramite regolare Bando di acquisto, la Cassa Ufficiali e Sottufficiali dell’Aeronautica aveva intenzione di vendere il palazzo inutilizzato. Che proprio la vigilanza e la pressione delle famiglie – sgomberate tra l’altro il giorno stesso dell’occupazione – ha permesso che lo stabile fosse definitivamente acquisito dal Comune nel giro di pochi anni e “provvisoriamente assegnato” a famiglie in difficoltà alloggiativa presenti in graduatoria. Che, inoltre, questa “assegnazione provvisoria” è stata funzionale anche al recupero pubblico di altri stabili in cui le dette famiglie erano alloggiate; stabili in cui le famiglie stesse hanno voluto che si realizzassero servizi che i cittadini chiedevano da tempo: due asilo nido di cui uno di 64 posti, un centro anziani e una scuola elementare per il quartiere.
Insomma un evidente esempio di nuova politica abitativa, partecipata dai cittadini e dai movimenti per il bene della città. Esattamente il contrario di quanto
la Sig.ra Smordoni ha capito o ha la possibilità di capire. Una metodologia di intervento sociale, quella del Dac, che Action ha ripreso e sviluppato nella città, che si è dimostrata utile agli interessi dei senza casa e dei cittadini in difficoltà alloggiativa, siano essi in graduatoria oppure no. Ma un fatto è certo e lo testimoniano decine di sentenze di tribunale in cui siamo stati trascinati a forza e poi assolti: Action, come il Dac, non ha mai occupato alloggi popolari sottraendoli ai legittimi assegnatari, ma sempre – e sottolineo sempre – stabili lasciati irresponsabilmente vuoti e abbandonati della grande proprietà privata, la stessa che specula su prezzi e affitti ai danni di chi una casa non ce l’ha. Gli stessi interessi – in realtà – che sovvenzionano “il Giornale” e lo stipendio della Sig.ra Smordoni.

Lucio Sergio Catilina

 
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