| Le donne migranti |
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La
condizione delle donne migranti in particolare, merita una specifica analisi e
contestualizzazione.
La
condizione di “straniero” nel nostro paese e con le nostre leggi non garantisce
diritti di cittadinanza e pieno accesso ai servizi sociali, specialmente in
condizione di irregolarità amministrativa.
Ci sono
tantissime donne immigrate nel nostro paese che hanno come soli punti di
riferimento la propria comunità d’appartenenza e in particolare, in molti casi,
la famiglia del proprio marito. Ciò deriva tanto dall’essere in paese
sconosciuto, quanto però dalla carenze di punti di ascolto e contatto per le
donne che mai, per mille ragioni, possono o vogliono troncare gli unici legami
sociali e di tutela, anche in casi di maltrattamento all’interno delle mura
domestiche. In un paese dove la caccia alle streghe e ai mostri causa reazioni
collettive e politiche di omofobia, soprattutto verso gli stranieri, donne
immigrate e sole non troveranno mai la forza di ribellarsi a violenze e soprusi
familiari, dove è proprio la famiglia e la comunità a rappresentare una rete
sociale di riferimento e non i servizi sociali, il comune e lo stato ne tanto
meno il vicino di casa.
Quindi
sarebbe necessario ridisegnare le politiche delle pari opportunità e della
lotta alla violenza alle donne, a partire dai governi di prossimità come i
comuni e le regioni, per attuare un sistema di contatto capillare con il
territorio dove queste donne vivono. È necessario proprio un contatto diretto e
rivolto alle donne migranti, magari con mediatori culturali al fine di dare a
loro la possibilità di un’alternativa….alla famiglia che in tantissimi casi è
l’unica possibilità di sopravvivere e distaccarsene significa in casi
dolorosissimi anche morire. |
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