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Intervista a Emilio Molinari | Intervista a Emilio Molinari |
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Intervista
a Emilio Molinari, Presidente del comitato
Italiano per il Contratto Mondiale per l’Acqua: riflessione sul ruolo dei
movimenti popolari nel caos politico di oggi
Emilio, tu che sei uno dei
capofila della lotta per la difesa dei beni comuni, nello specifico l’acqua, ma
senza mai escludere ambiente, energia, rifiuti e lavoro, volendoci fare un
quadro generale del rapporto tra gli attori politici di oggi e i movimenti
popolari, esiste secondo te uno spazio di dialogo e confronto o si sta
verificando un’ulteriore spaccatura?
Quello che sta succedendo in quella che è la secolare
storia della sinistra, dal comunismo ai movimenti ambientalisti di un tempo,
che comunque, nel bene e nel male, rappresenta la trasposizione in politica
della voce dei movimenti è preoccupante se si pensa che in ballo ci sono i beni
comuni, alla stregua di meccanismi contorti e innaturali. Credo che stiamo
assumendo solo adesso la consapevolezza che, con la nascita del pd c’è stato
una formale fuori uscita da questa linea. I movimenti dovevano inevitabilmente
staccarsi da ciò che non corrisponde alla loro natura. I movimenti sono dentro
il tessuto sociale del Paese.
L’Italia ha sempre sofferto conflitti sociali che si
sono strutturati e organizzati, basti pensare al ‘68 che è durato 10 anni, e ha
influenzato i movimenti operai, quelli intellettuali, quelli studenteschi,
quelli femministi ed ha portato, con sudore e sangue, a grandi risultati oggi adombrati
dalla sera della politica italiana.
È rottura quindi non
separazione consensuale?
Il pd capitanato dal sindaco Veltroni è
l’incarnazione della rottura con i movimenti e con la tradizione della sinistra
storica. La tendenza di oggi è dominata, là dove solo pochi riescono a vedere,
da oligarchie economico politiche che si spartiscono e si spartiranno ricchezze
e beni comuni.
La sfera politica tenta di approciare i movimenti ma
in realtà va verso l’autonomia e il distacco dal bene comune e dalla lotta
popolare.
Una visione pessimistica che
quindi può ostacolare la, chiamiamola, “sinistra storica” nel farsi spazio tra
i due poli?
Sono piuttosto pessimista si, vuoi perché arrivano
estremamente in ritardo, vuoi perché le modalità con le quali stanno facendo
quest’unione hanno più a che fare con la contabilità della spartizione dei
posti disponibili, ma forse è perchè manca quell’essenza politica, quella che
viene dalle masse, quella, per l’appunto “storica”. Ma non mi confondere, io
non mi faccio problemi a fare critica e a dire a questo o a quel leader,
Bertinotti compreso, che sta facendo una “cazzata”, e voglio inserirmi nel processo
in corso, prenderne parte così come, chi crede nella lotta per la
riappropriazione dei beni comuni, deve fare.
Cosa ne pensi della forte
spinta che stanno dando alcuni movimenti che gridano di “non andare al voto” o
quelli che suggeriscono di votare e poi “strappare la scheda”?
Bisogna votare, ma non da soli. Bisogna votare in
massa, riuniti e ben organizzati.
I movimenti dentro o fuori
dalla politica?
I movimenti non li puoi tenere fuori: non basta dare
una sedia al tizio del centro sociale o a quello dell’ong. Una sedia per uno
per tenerli buoni.
Oggi se c’è una ripresa tra la gente è proprio nella
sensibilità per i beni comuni, sulla concezione delle loro difesa e
riappropriazione della “cosa di tutti”.
La gente deve difendere il proprio territorio,
riprendersi i beni comuni significa riprendersi la propria politica.
Un breve accenno alla
questione rifiuti in Campania, cosa rappresenta l’immagine della città sommersa
da maleodoranti scarti? E qual è il legame con il sistema politico attuale?
I rifiuti a Napoli sono l’immagine del crollo, l’11
settembre della politica italiana. Perchè agli occhi del città c’è stato un
fallimento totale dello stare assieme. Delinquentizzazione del sistema
politico. Crollo della fiducia nella politica così come l’11 settembre è stato
il crollo della sicurezza per l’amministrazione Bush.
Andando nello specifico,
come presidente del comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell’Acqua,
avrai ben chiaro il quadro generale della mercificazione dei beni comuni? E
l’Italia a che punto è sul fronte dei beni comuni, visto che siamo sempre in
fondo ad ogni classifica?
È in atto in tutto il mondo la vendita dei beni
comuni, la mercificaficazione dei beni primari. Il capitalismo rapace sta dando
assalto alle risorse. In Italia la classe politica si è venduta alla
privatizzazione dando accesso alle multinazionali straniere e rinforzando
quelle italiane. L’Italia stavolta è a i primi posti, in quanto a processi di
privatizzazione: non appena ha visto proiettarsi all’orizzonte la possibilità
di lucrare su quanto di più prezioso abbiamo, si è letteralmente buttata. In
Italia ci sono personaggi come l’onorevole Lanzillotta che ha portato avanti
con determinazione i processi di mercificazione, dell’acqua in primis.
Guardando all’esterno, l’Italia ha decisamente
raggiunto il punto di più alta di caduta del sistema mondiale.
E come reagisce la società
civile?
La società civile sta reagendo ma non va tutto bene.
In tutta l’Italia vediamo il manifestare. La gente è scioccata dall’assenza
della politica, dal vedere ogni giorno lavorare i roditori della cosa pubblica.
Il grosso della società sta maturando l’idea del “spazziamoli via tutti”.
Non sto gridando al “non votate”.
A questa tendenza non c’è un’adeguata risposta della
politica, né della destra né della sinistra. I movimenti devono darsi una forma
per poter irrompere sulla scena politica.
Devono arrivare ad interferire con i processi e non
porsi sempre come l’esterno che protesta e basta, lasciando al politico l’atto
del governare.
E il Forum Italiano dei
Movimenti dell’acqua come sta reagendo?
Il movimento italiano dell’acqua è forte e ben
articolato sul territorio, mentre nei movimenti sociali solitamente è difficile
trovare una vera coesione, duratura e consolidata nel tempo. Nel movimento
dell’acqua si riesce a discutere e far dialogare tutti fraternamente.
I prossimi 14/15/16 di marzo ci sarà l’assemblea
nazionale e scendere ancora in piazza, ad Aprilia perché la vertenza tra i
comitati popolari e Acqualatina (il gestore dell’acqua nell’agro pontino) è
arrivato alla stregua e, dopo gli ultimi arresti ai vertici dell’azienda, serve
chiarezza e partecipazione.
Lei si sta concentrando
sull’aspetto internazionale, cosa insegnano i movimenti Europei e quelli Latino
Americani sulla democrazia partecipata?
Fuori dall’Italia ci sono tanti esempi di democrazia
e di partecipazione del popolo alle decisioni dei governi:
in Bolivia è stata cambiata la costituzione per
proteggere l’acqua dalle multinazionali straniere, in Argentina il terremoto
della crisi è nata dai beni comuni acqua e energia, in Ecuador il “Foro del
recurso hidrico”, un organismo di 600 delegati, sta preparando una proposta di
costituzione sulla partita dell’acqua da consegnare al governo, insieme alla
conai (il movimento degli indigeni).
Restando in Europa, Parigi sta tornando indietro
sulle privatizzazioni, il sindaco ha messo come punto del programma la
ripubblicizzazione dell’acqua ed avverrà presto.
Il Belgio ha varato una legge in cui sul territorio
belga non si può privatizzare l’acqua. È definita un bene pubblico e non si
tocca.
In Svizzera, un Paese difficile dal punto di vista
dei movimenti sociali, cantone per cantone hanno votato leggi che restituiscono
l’acqua allo stato dando l’autonomia di gestione alle comunità. Proprio
sull’onda di questo nelle giornate del 22/ 23 di febbraio scorso si sono
riunite tutte le reti europee per dar vita alla rete europea dell’acqua
(dall’Olanda alla Francia, dalla Spagna al Belgio). Erano presenti ong,
sindacati, movimenti organismi e comitati. La città di Milano non ha potuto
ignorarci.
Ma anche in Italia certi risultati stanno emergendo: 120
sindaci lombardi, sotto la pressione del movimento, stanno presentando la
proposta di un referendum previsto per il 2009 per ritirare i processi di
privatizzazione. Formigoni dinanzi alla proposta concreta e partecipata non ha
potuto opporsi.
Vediamo insomma come
risponderà la politica alle voci dei movimenti? Cosa sceglieranno i movimenti?
Io scelgo di votare e di stare nel processo politico
Scelgo di poter criticare liberamente e di restare
unito alla lotta per la riappropriazione di ciò che è dei cittadini. La cosa di
tutti, la politica, così come i beni comuni:’acqua, aria, terra, salute, casa,
lavoro devono tornare dei cittadini.
Erika Gerardini |
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