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Comunicato Carovana Sport Sotto l'Assedio Aprile 2009
Lo scorso anno erano stati chiamati la “carica dei 101”: era il numero dei partecipanti alla carovana di Sport sotto l’assedio che da cinque anni raggiunge, nel periodo di Pasqua, i territori palestinesi per sostenere le associazioni sportive, culturali e giovanili di quei luoghi. Quest’anno saranno duecento: centri sociali, tifoserie e associazioni da Milano, Roma, Padova, Bergamo, Livorno, Pisa, Napoli, Empoli, Macerata attraverseranno la Cisgiordania con gli “scarpini ai piedi” per condividere con i ragazzi e le ragazze dei campi profughi percorsi di educazione allo sport come strumento di dialogo e di convivenza.
L’idea di Sport sotto l’assedio č nata nel 2004 con un appello delle associazioni milanesi Jalla Onlus e Salah Onlus destinato a tifoserie calcistiche, associazioni sportive e societą civile.

Si comincerą il 5 aprile con la presentazione della carovana nel grande stadio “Feisal Hussein” in Al Ram, borgo palestinese tra Gerusalemme e Ramallah, insieme ai Clubs Sportivi e alla PFA ‐ Palestinian Football Association dove si giocheranno le prime partite di calcio maschile e femminile. Il giorno seguente i 200 si divideranno in tre gruppi che avranno come «base» Deheishe, il campo profughi di Betlemme, Jayyus, un villaggio nella west bank completamente circondato dal muro israeliano, il campo profughi di Balata a Nablus, la cittą di Nazareth nei territori del 48 di Israele e Gaza City.

Imperativo della carovana, anche per quest'anno, č quello di rompere l'isolamento forzato degli abitanti della striscia di Gaza e tentare, dopo la furia israeliana dell'inverno trascorso che ha perpetrato un vero e proprio massacro di civili con un utilizzo incondizionato e massiccio della violenza di guerra, di portare solidarietą e testimonianza al popolo di Gaza e di giocare una partita con la squadra femminile della striscia che dal 2007 ci impediscono di disputare. A partire dal 6 aprile i 3 gruppi proveranno per 3 giorni consecutivi a varcare l'odioso valico di Heretz, check-point di una prigione a cielo aperto che tutti noi vogliamo senza cancelli e sbarre.

Rompere la "normalitą" di una guerra, oramai campo di sperimentazioni delle politiche occidentali di sicurezza e controllo, per rendersi testimoni attivi di un emergenza umanitaria ormai quasi dimenticata dai media mainstream.

Oltre al calcio, quest'anno tenteremo di rompere l'assedio dell'occupazione e delle bombe attraverso il teatro, la fotografia, la musica, il free software e le energie rinnovabili con laboratori rivolti ai numerosi adolescenti nati e cresciuti solo e sempre in uno stato di guerra. Dall' "autoenergia" alla musica tenteremo di rompere ogni assedio alla vita, alla dignitą e ai diritti delle donne e degli uomini della Palestina.

Pronti di nuovo a partire per vivere e giocare al fianco di chi continua ogni giorno a resistere.
 
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