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Intervista ad Andrea Alzetta
Cosa vorrei dal nuovo Sindaco di Roma: intervista ad Andrea Alzetta, candidato di Action al Consiglio Comunale

Intervistatrice: Ciao Andrea, mi piacerebbe sapere da te come ti immagini il nuovo Sindaco della città e cosa dovrebbe fare.

Andrea: Intanto dovrebbe fare il Sindaco della città e di chi la abita, quindi prendere finalmente confidenza con l’idea che vanno curati i nostri interessi e non quelli di chi usa la città solo per ingrassare il conto in banca. Mi rendo conto che sto dicendo quasi una bestialità per la nostra classe politica che viene in periferia solo per qualche comparsata durante le elezioni. Ma dico seriamente: invece di andare a cena gratis a casa della gente come fa Veltroni, il nuovo Sindaco, per essere credibile, dovrebbe annunciare che vuole essere pagato a progetto come la maggioranza dei suoi cittadini, abitare in affitto a tor bellamonaca e rinunciare all’auto di rappresentanza per usare i suoi mezzi o il trasporto pubblico. Poi ne riparliamo…. Chi vuole rappresentare la città deve almeno conoscerla e condividerne le condizioni, altrimenti l’amministrazione sarà sempre in mano alla peggiore politica.


Intervistatrice: Sarebbe certamente una bella rivoluzione, ma non ti sembra che ci sia già qualcosa di nuovo in queste elezioni?

Andrea: Certo, come la designazione del candidato Sindaco ad esempio!? ma chi l’ha detto che gli incarichi pubblici devono essere decisi a priori dai partiti e dal clero? Siamo al paradosso che abbiamo saputo dalla televisione chi dovremmo votare a Roma. Ma te pare normale che uno, siccome sa che non farà più il viceprimoministro se lo dovemo pjà noi!? Possibile che il riciclaggio in Italia funzione solo in politica!!?? Per questo qualsiasi tentativo di rinnovamento della classe politica è difficile, con questo tipo di investiture i programmi sono già belli e fatti dagli sponsor dei partiti, cioè dai poteri forti di sempre. Per questo, siccome questa cosa ormai la sanno tutti, il campione di democrazia che verrà eletto dovrebbe almeno mettersi a sedere con i cittadini e stilare un vero programma di lavori e di interventi su cui impegna se stesso, la giunta ed il consiglio comunale, dicendo che il suo mandato è strettamente vincolato alla realizzazione di quel programma e se non ci riesce va a casa. Questa è la responsabilità politica di un pubblico amministratore e non quella che viene invocata ogni volta per non andarsene: “rimango per spirito di responsabilità” dicono in questi casi… no, rimani perché sei un pappone, mentre lo spirito di responsabilità dovrebbe consigliarti di andartene.


Intervistatrice: Vabbè ma siamo ancora nel campo delle intenzioni, invece secondo te come primo atto di governo cosa dovrebbe fare in nuovo Sindaco?

Andrea: E’ semplice, una volta dichiarate queste cose, il Sindaco che vorrei riunisce il Consiglio Comunale e prima di iniziare i lavori annuncia come primo atto l’istituzione del registro comunale per le coppie di fatto e il diritto di voto ai cittadini migranti. Così, senza bisogno di discutere, come dovrebbe essere in una società moderna e laica.


Intervistatrice: Invece per quanto riguarda la composizione della Giunta hai suggerimenti o consigli che daresti se fossi consultato?

Andrea: Mi fai domanda facili. Penso che un Sindaco con queste caratteristiche dovrebbe innanzitutto impedire fisicamente agli assessori Morassut e Minnelli anche solo di entrare nel palazzo senatorio. Nel senso che dovrebbe dare un chiaro segnale di inversione di tendenza rispetto al famoso Rinascimento veltroniano che tale è stato soprattutto per Caltagirone, Toti e pochi altri: il ripascimento, altro che rinascimento… Una volta si usava l’esilio e la gogna per chi aveva complottato contro gli interessi pubblici, non dico questo, ma almeno li si tenga a distanza di sicurezza perchè so pericolosi! Chiedetelo alle 27.000 famiglie che aspettano l’assegnazione di alloggi popolari da quando Minnelli è all’Assessorato alla Casa e Galloro all’emergenza abitativa. Oppure chiedete alla gente, ai comitati di quartiere a gli ambientalisti, cosa pensano del Piano Regalatore (proprio così “regalatore”…) di Morassut e delle sue “pratiche partecipate”. Credimi: due persone veramente pericolose socialmente. Che sarebbero tali pure per il “mio” eventuale Sindaco, che già dovrà combattere con un Piano Regolatore che sti due hanno stravolto in accordo con i loro amici dei salotti buoni, in più se loro lo tallonano da vicino sarà veramente un’impresa disperata. E’ vero che non dovrà fare molto visto che gran parte è già stato realizzato prima ancora che si sapesse che era previsto nel Piano (primo caso nella storia di un piano regolatore dotato di preveggenza), ma con Mortassut e Minnelli quante altre varianti e deroghe ci aspettano dietro l’angolo?  A meno che il nuovo Sindaco non si faccia personalmente portatore della proposta di abolire la deroga come strumento urbanistico su tutto il territorio comunale, ripristinando il parere vincolante delle comunità locali su ogni intervento di natura strutturale. E’ così che si dimostrerebbe una prevalenza dell’interesse generale su quello particolare. Tutto il contrario della foresta di gru che hanno accerchiato Roma in barba alla decenza e ad un decentramento amministrativo che doveva valorizzare il parere dei cittadini, ma che invece è stato – nella versione veltroniana – un ritorno al papa re, ad un neo centralismo che fa sembrare soviet persino le vecchie circoscrizioni.


Intervistatrice: Questo argomento – quello del decentramento amministrativo – fa parte delle cose che volevo chiederti. Come la vedete voi di Action e dei movimenti la questione degli enti di prossimità? Un surrogato della vera partecipazione dei cittadini, o un’opportunità per la città?

Andrea: Ovviamente la seconda che hai detto, almeno in teoria, perché purtroppo nella realtà i Municipi sono stati qualcosa d’altro. Infatti penso che la valorizzazione di questa esperienza dovrebbe rientrare negli interessi del nuovo Sindaco caratterizzando questa consiliatura con l’apertura di una vera fase costituente sulle forme della democrazia partecipata. Ma ti sembra possibile che a Roma - addirittura più che in Brasile - il potere di condizionamento dei poteri forti non è separabile dalla dimensione di governo? E’ mai possibile che nonostante tangentopoli e la seconda repubblica, in questa città si corra ancora il rischio di “morire democristiani”? Da un Sindaco nuovo, piuttosto che da un nuovo Sindaco, ci si aspetterebbe di poterci finalmente emancipare da questa condanna dando autonomia decisionale e finanziaria egli enti di prossimità, vincolandone le scelte al parere delle comunità locali, attivando un sistema di consultazioni e di democrazia diretta che rivitalizzi una democrazia rappresentativa piuttosto appesantita. Non credi?


Intervistatrice: Forse si, ma quello che penso io non è importante. Mi viene solo da pensare che un sistema del genere potrebbe essere di ostacolo o rallentamento per la realizzazione di opere e interventi pubblici di cui c’è estremo bisogno. Non credi?

Andrea: No, assolutamente, perché non vedo molti interventi veloci in città e quelli che ci sono non rispecchiano esattamente gli interessi dei cittadini, sia nel merito che nei tempi. Prendiamo i cantieri per fare case. Quanti ne sono stati aperti? Decine e decine… quanti richiesti dalla cittadinanza? nessuno. E sai perché? basta un dato: 120.000 alloggi vuoti e sfitti in città, con una crescita zero e un flusso crescente di cittadini che si sposta verso la provincia. Servono sempre meno case, ma invece di utilizzare quelle che ci sono se ne continuano a costruire di nuove a prezzi inaccessibili. Ti da l’idea di uno sviluppo centrato sui bisogni dei cittadini?


Intervistatrice: E’ chiaro. Però non puoi negare che proprio questo proliferare di cantieri, per quanto in maniera distorta, è un’opportunità di lavoro e di reddito propri per quelle persone che si rivolgono ad Action, penso ai lavoratori migranti ad esempio.

Andrea: Infatti ci raccontano come lavorano e come vengono pagati e ti assicuro che del concetto di “opportunità” hai una idea sbagliata. L’opportunità è tutta di chi può permettersi di assumerli a nero perché non ci sono controlli, di farli lavorare 12/15 ore senza nessuna tutela e di pagarli due lire. Questo dell’opportunità senza garanzie è un discorso pericoloso, perché è come dire che la criminalità organizzata e la mafia offrono opportunità di reddito ai giovani senza prospettive. Ti rendi conto dove porta questo ragionamento? Tant’è che sui cantieri avrei una proposta semplice e radicale: si aprono solo quelli in cui le ditte responsabili dimostrano preventivamente – e non dichiarano soltanto – che vengono applicati regolarmente i contratti collettivi e le leggi di tutela della sicurezza sul lavoro, da almeno cinque anni. E tutte le società che vengono sorprese in fragranza di reato vengono cancellate automaticamente dall’albo delle professioni. Come si dovrebbe fare con gli appalti mafiosi. Un Sindaco moderno dovrebbe essere sicuramente d’accordo a tutelare la vita e la dignità di chi costruisce la città del futuro.


Intervistatrice: Già, il futuro della città. Come te lo immagini quindi?

Andrea:  Se c’è un tema vero è proprio questo: il futuro della città, e qui ci sarebbe veramente bisogno di un investimento politico serio da parte del nuovo amministratore. Le condizioni delle periferie e quelle delle giovani generazioni, sono le questione centrali da affrontare e risolvere. Visto che c’hanno fatto un intero Piano regolatore sulle “centralità” nelle periferie, dovrebbe essere uno scherzetto fare diventare centro le periferie, smettendola di parlare di rinascita che porta pure male e avviando invece una serie di interventi per sanare il degrado che impera. Cominciando ad esempio con l’istituzione di un reddito di cittadinanza per i giovani che vi abitano, perché non tutti i giovani ne hanno bisogno per forza, ma solo quelli che per reddito e condizione sociale si trovano a fare lavori super sfruttati e intermittenti, come ad esempio i giovani migranti nei cantieri edili o quelli costretti a subire il ricatto tra la mancanza di lavoro nell’economia normale e l’abbondanza di offerte di quella criminale. Già questo sarebbe più che sufficiente per un buon inizio.

Ma se proprio il nuovo ci volesse stupire, intorno al riutilizzo sociale del patrimonio immobiliare, all’uso delle energie rinnovabili e alla raccolta differenziata si potrebbe realizzare un vero Rinascimento delle periferie e della città che farebbe impallidire pure Michelangelo. Ma forse sto confondendo queste elezioni con quelle di una nuova Repubblica Romana…


Intervistatrice: Mi sa. Comunque grazie per la pazienza e in bocca al lupo per le elezioni.

Andrea: Crepi.

 

 

 

 

 
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