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Stranieri a scuola, è il tempo delle seconde generazioni |
I dati del ministero dell'Istruzione. Cresce la presenza (574 mila), al primo posto i romeni. Residuale il problema della lingua: la maggioranza dei nuovi iscritti è nata in Italia: sul totale sono il 35%
ROMA – Cresce la presenza degli alunni stranieri nelle scuole italiane, si consolida la capacità di accoglienza del sistema scolastico pubblico che permette di studiare ai bambini e alle bambine a prescindere dalle condizioni giuridiche e sociali dei genitori. Cresce anche la presenza di bambini e bambine rom nelle scuole primarie, mentre i figli e le figlie dei romeni hanno conquistato il primo posto nella classifica delle presenze “straniere” nelle scuole nazionali, seguiti dagli albanesi e dai marocchini.
E’ ancora un
problema la dispersione scolastica, mentre il problema delle difficoltà
di apprendimento della lingua italiana sembra riguardare solo una
minoranza di bambini immigrati, visto che la maggioranza dei nuovi
iscritti è nata in Italia. Siamo quindi alle seconde e terze
generazioni. Dal 2002 al 2004 le iscrizioni degli alunni stranieri
iscritti alle scuole italiane di ogni ordine e grado hanno subito una
forte accelerazione anche alla luce delle sanatorie e nel corso di un
decennio gli alunni immigrati sono aumentati di circa 500 mila unità. I
dati sono contenuti in un documento curato dal servizio statistico del
ministero della Pubblica Istruzione, che si può leggere integralmente
consultando il sito on-line del dicastero di viale Trastevere. E’ il
documento più completo e aggiornato sulla presenza degli alunni di
cittadinanza non italiana nelle nostre scuole.
Al momento (anno scolastico 2007-2008) gli alunni immigrati iscritti
nelle nostre scuole pubbliche sono 574.133. Alle scuole italiane sono
quindi iscritti sia i figli di immigrati regolarizzati, sia i figli di
immigrati senza il permesso di soggiorno. Una norma del 1999 (il Dpr
349) aveva infatti reso attivo il diritto costituzionale all’istruzione
per tutti, mentre le norme dell’autonomia scolastica che si sono
sviluppate negli anni hanno permesso concretamente anche a centinaia di
bambini e bambine figli di immigrati sprovvisti del permesso di
soggiorno di studiare. La “vocazione” all’accoglienza della scuola
pubblica italiana è resa esplicita dallo studio statistico del
ministero. Se il tasso di scolarità dei bambini di 6 anni arriva al
91,6%, quando si passa ad analizzare i dati sui bambini e le bambine
dai 7 ai 14 anni si supera la soglia del 100%. Detto in altre parole:
il tasso di scolarità risulta più alto dei dati sulla presenza degli
immigrati regolari censiti dall’Istat nel nostro territorio.
Molto importante il dato sugli alunni stranieri nati nel nostro paese
che risultano iscritti a scuola. Si tratta di una percentuale molto
alta, pari al 35% di tutti gli alunni stranieri e che corrisponde al
2,2% del totale degli studenti iscritti alle scuole italiane. Detto in
altri termini il 35% degli alunni con cittadinanza non italiana è nato
in Italia ed è quindi già perfettamente inserito nel tessuto sociale.
In pratica sono bambini italiani, a prescindere dai documenti. Si
potrebbe anche dire che sono italiani dal punto di vista culturale
oltre che sociale. Altissime le percentuali di presenza di bambini
“stranieri” nati in Italia nelle scuole dell’infanzia e nella scuola
primaria, rispettivamente il 71,2% e il 41,1%. Ovviamente la
percentuale dei nati di seconda generazione che frequentano una scuola
secondaria scende al 14,8% per quella di primo grado e al 6,8% per le
scuole di secondo grado. (pan)
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