| La sinistra è morta, viva la sinistra! |
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Quella di movimenti e territori Lettera a Liberazione sul cammino comune tra partito e società Fabrizio Nizi* E' piuttosto paradossale che - dopo aver passato più di un decennio ad argomentare la "crisi della sinistra" - nei giorni della sua scomparsa dalle istituzioni, in quel che rimane delle forze che hanno dato vita all'Arcobaleno si torni a pensare alla sinistra del Novecento come architrave del rinnovamento possibile. Paradossale e singolare visto che questa riflessione non viene solo dalla parte più, diciamo, ortodossa del fu schieramento elettorale - Pdci per capirsi - ma anche da parti importanti del partito che si richiamò alla necessità di una "rifondazione" del pensiero della trasformazione sociale. E' proprio il caso di dire che se la situazione non fosse drammatica ci sarebbe da ridere. Ma siccome appunto, c'è ben poco da ridere, vorrei provare a fare un ragionamento semplice, terra terra come si dice, rivolto a tutti ma soprattutto indirizzato alle compagne e ai compagni del Prc. Intanto vorrei ricordare, innanzitutto a me e poi anche a voi, che nei momenti di grave sconfitta di un importante ipotesi politica a sinistra riusciamo sempre - e sottolineo sempre - a dare il meglio di noi stessi, esacerbando le differenze e le divisioni esistenti piuttosto che limarle per limitare i danni. So benissimo di parlare al vento perché questa drammatica consuetudine ancora una volta non vi sembrerà poi così drammatica di fronte alla necessità inderogabile di "rilanciare un progetto di ricostruzione della sinistra", accettando gli "inevitabili prezzi imposti dalla battaglia politica"... Lo so perché è già accaduto a migliaia di militanti e rivoluzionari prima di voi, come è già accaduto a ognuno di noi nella sua esperienza politica di aver sostenuto e caldeggiato spaccature, lacerazioni e divisioni pensando che fosse la cosa più giusta da fare in quel momento. Ma proprio perché lo so vi dico che soprattutto oggi, di fronte al disastro storico di cui siamo nostro malgrado spettatori, è veramente l'ultima delle cose da fare. Perché di fronte non abbiamo una "semplice" fase di ricostruzione, di fronte abbiamo un epoca nuova che si è aperta, manifestandosi nel modo più crudo possibile. Ci aspettano cioè - e bisogna dirselo - decenni di difficile e dura sperimentazione, non più anni o mesi di duro lavoro come spesso è accaduto. Ci toccherà affrontare veramente questo nuovo secolo, come fino ad oggi non abbiamo fatto o voluto fare. Per questo le soluzioni facili ci devono mettere paura, dobbiamo rifuggirne come una iattura al solo sentirle nominare. Abbiamo tutti oggi - ognuno nei suoi ambiti - la responsabilità di portare a casa un popolo allo sbando, offeso e impaurito come sempre accade quando si perde una guerra, perché questo è accaduto. E va portato a casa unito se vogliamo pensare all'offensiva di domani. Anche una lettura superficiale di quanto accaduto rende bene la complessità della situazione e la sua difficile riduzione a uno. E' evidente cioè che il travaso massiccio di voti al Pd e alla Lega, supera di gran lunga quelli persi nell'astensionismo o indirizzati verso Sinistra Critica e il Pdl. Si lega cioè un effetto di forte critica politica alle scelte fatte o non fatte dal governo Prodi, alla necessità di un "voto utile" socialmente inteso, sia come argine a Berlusconi che come possibilità di poter contare. Preso cioè atto che anche quando sta al governo la sinistra è inutile, perché votarla se neanche ci sta? Un ragionamento semplice, sicuramente disarmante, ma difficile da contrastare con l'arma dell'ideologia. Un ragionamento che meriterebbe maggiore attenzione e, soprattutto, riflessioni migliori di un'ipotesi di rafforzamento dell'identità comunista. Perché è proprio l'assenza sociale di questa identità, o meglio la sua limitata estensione al solo corpo militante ormai esiguo, il vero problema che finora in molti non hanno voluto vedere. Sganciata dalla sua efficacia reale, l'identità dei soggetti della trasformazione non è riconosciuta come tale. Anche senza voler discutere della sua cifra, l'identità si costruisce ed è riconosciuta unicamente in relazione alla capacità di cambiare lo stato di cose presenti. Quindi, care compagne e compagni, siete proprio sicuri che sia centrale - come dice Diliberto - ripartire dalla falce e martello? Per uno strano scherzo del destino tocca oggi a noi di Action rappresentare - insieme agli altri eletti al Comune di Roma - quel processo che abbiamo definito Sinistra Arcobaleno. Andrea è il primo degli eletti anche per quel lavoro di radicamento sociale che dura ormai da quasi vent'anni. Eppure vi posso giurare che la falce e martello non ci ha mai rappresentato. Molti di noi si sentono comunisti, altri lo sono stati. Ma molti di più non sanno neanche cos'è il comunismo né cos'è stato, ed alcuni - va detto - ne hanno anche un po' paura visti gli effetti. Tutti però hanno ben chiaro cosa facciamo e cosa dobbiamo fare. Sanno chi sono gli avversari politici e i fratelli e le sorelle con cui condividono passioni e lotte politiche. Ma soprattutto ognuno di noi conosce il lavoro di strada, la costruzione di relazioni territoriali e di vertenze sociali. Abbiamo un'idea radicale ma non per questo minoritaria della politica. Per questo abbiamo conosciuto la galera come l'incarico istituzionale. Capaci di assumere incarichi di governo nei municipi, e di praticare l'autogoverno nei quartieri popolari. Siamo cioè - per usare il vostro linguaggio - una forza della sinistra cittadina che dobbiamo costruire, ma siamo e vogliamo restare movimento. Movimento tra altri movimenti come ce ne sono molti nel paese, disponibili a discutere da pari a pari con chiunque sia seriamente intenzionato a riscrivere il cielo della politica e a cambiare il mondo. Radicalmente indisponibili invece a ripercorrere le strade che hanno già portato alla sconfitta storica della sinistra come il rapporto subordinato con qualunque "nuovo" partito. Quello che accadrà domani dipenderà da tutti noi. Ma la relazione tra noi, come con le realtà vive e attive della sinistra, dipende solo da voi. *Action 19/04/2008 |
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Intervista ad Andrea Alzetta pubblicata su EPolis Roma del 12.11.2008 «Con la nomina di Di Maggio si completa l'assalto all'agro romano della giunta» «No all’housing sociale, un regalo che il sindaco Alemanno vuole fare ai grandi costruttori romani»: è questa la premessa che il consigliere capitolino della Sa, Andrea Alzetta fa per la manifestazione del 13 Novembre. Una grande mobilitazione che partirà alle 15 dal Colosseo per arrivare sotto le finestre del Campidoglio dove è prevista una seduta straordinaria del consiglio comunale proprio sull'emergenza casa. «E’ evidente - ha aggiunto Angelo Fascetti dell’Asia RdB – che la questione della casa è usata per risolvere i problemi dei gruppi che in campagna elettorale hanno sostenuto Alemanno e che oggi battono cassa». Aggiunge Tarzan: «Giovedì, (domani, ndr) arriveremo in aula Giulio Cesare avvelenati, ma anche molto determinati. Per ogni problematica relativa all’emergenza casa avremo una proposta concreta», ribadisce sottolineando la sua preoccupazione «per l’evidente intenzione dell’amministrazione comunale di andare in variante al Prg, che invece già individua aree sufficienti per risolvere il problema abitativo». |